Efficienza energetica

Caldaie domestiche, addio ai controlli con il nuovo decreto: tutte le novità

Per le caldaie domestiche il 2026 potrebbe rappresentare un periodo di grandi cambiamenti. Infatti, il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) ha predisposto una bozza di decreto con all’interno numerose novità relative alle ispezioni degli impianti termici sotto i 70 kW.

Nello specifico, il governo varerà una revisionedel DPR 74/2013, il riferimento normativo che regola attualmente i controlli di efficienza energetica e sicurezza. Secondo il testo in via di definizione approvato in forma preliminare, gli impianti domestici a gas non saranno più soggetti a ispezioni fisiche periodiche, ma a verifiche documentali effettuate a distanza.

Che cosa comporterà nella pratica tale cambiamento? Nelle prossime righe osserveremo da vicino cosa prevede la nuova bozza di riforma sulle caldaie domestiche e ci soffermeremo su tutte le sue criticità.

Caldaie domestiche, addio alle ispezioni in presenza?

Il cambiamento chiave che si intende introdurre riguarda l’eliminazione delle ispezioni in loco da parte dei tecnici per tutte le caldaie con potenza inferiore ai 70 kW, ossia praticamente la totalità degli impianti installati nelle abitazioni private.

Al loro posto, il decreto prevederebbe che le verifiche vengano svolte in modalità remota, attraverso verifiche digitali, basandosi sulla documentazione caricata dai manutentori o dai proprietari nei catasti regionali degli impianti termici.

Ai controlli documentali si affiancherebbe l’attuale obbligo del controllo dell’efficienza energetica ogni quattro anni.Tuttavia, verrebbe meno l’aspetto della verifica “sul campo”, così fondamentale per identificare anomalie.

Inoltre, la norma stabilisce che solo gli impianti tra 20 e 70 kW restino soggetti a controlli, mentre quelli sotto i 20 kW sarebbero esclusi dalla disciplina.

Cosa cambia per i proprietari?

Il nuovo decreto ha l’obiettivo di trasferire la responsabilità del controllo delle caldaie domestiche direttamente al proprietario. Con l’abolizione delle ispezioni in loco, il proprietario si troverebbe a dover verificare direttamente che la manutenzione sia eseguita correttamente, che la documentazione venga caricata nei tempi e nei modi previsti e, soprattutto, che tutto sia tracciabile secondo le procedure regionali.

Questa maggiore responsabilità si fa sentire soprattutto in presenza di un contratto di affitto. Laddove l’immobile sia locato, il proprietario rimane responsabile della sua conformità normativa, e un eventuale guasto ed incidente derivante da carenze manutentive potrebbe comportare conseguenze legali.

La situazione in Italia

La bozza del decreto è al centro di numerose critiche. Il primo aspetto provoca dissenso negli addetti ai lavori è l’attuale situazione del parco caldaie in Italia. Si stima che oltre 7 milioni di caldaie domestiche presenti nelle abitazioni abbiano più di 15 anni e di conseguenza, siano più facilmente soggette ad usura ed inefficienza.

In questi casi, la mancanza di ispezioni fisiche potrebbe:

  • ritardare l’individuazione di problemi gravi, come malfunzionamenti nei dispositivi di sicurezza, scarso tiraggio dei fumi o combustioni incomplete;
  • favorire il deterioramento dell’impianto, con un conseguente aumento della possibilità di emissioni di monossido di carbonio o perdite di gas;

Perché è importante l’ispezione da parte di un tecnico?

Le ispezioni attualmente obbligatorie hanno una funzione che va ben oltre la burocrazia: rappresentano uno strumento fondamentale per prevenire danni e incidenti, tutelare la salute pubblica e contenere le emissioni inquinanti.

Secondo il Comitato Italiano Gas, tra il 2019 e il 2023 in Italia si sono verificati 1.119 incidenti legati alla presenza di gas canalizzato per usi civili, con 128 vittime e 1.784 feriti. A questi si sommano i dati dell’OMS, che stima almeno 20.000 decessi all’anno causati da inalazione di agenti inquinanti e tossici.

La combustione incompleta di caldaie obsolete o mal manutenute contribuisce all’emissione di NOx, CO e polveri sottili, elementi che, in zone ad alta densità abitativa aggravano le condizioni ambientali e sanitarie.

Lasciare i controlli delle caldaie domestiche al buon senso di proprietari potrebbe far schizzare tristemente verso l’alto questi dati.

Come funzioneranno le nuove verifiche digitali?

La digitalizzazione dei controlli è uno dei punti cardine della riforma proposta dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica: lo status delle caldaie domestiche verrà calcolato in base ai dati caricati sulle piattaforme informatiche regionali.

Qui sorge però un problema, ovvero le varie Regioni non sono dotate dell’infrastruttura informatica adeguata per gestire un cambiamento di tale portata.

Il primo limite evidente riguarda l’elevata frammentazione dei catasti informatici degli impianti termici. Ogni Regione ha sviluppato un proprio sistema, con regole di inserimento, interfacce utente e criteri di verifica differenti. Alcuni territori hanno investito in strumenti digitali avanzati, mentre altri sono ancora privi di un sistema realmente operativo o aggiornato. Di conseguenza, la qualità e l’affidabilità delle verifiche telematiche possono variare sensibilmente da una zona all’altra, rendendo difficile garantire una supervisione omogenea su scala nazionale.

A complicare ulteriormente la situazione è la scarsa integrazione tra queste banche dati regionali e altri registri pubblici di rilevanza strategica, come le anagrafi comunali, i catasti edilizi, i database dei fornitori energetici o i registri di abitabilità.

La mancanza di interoperabilità impedisce una visione completa e coerente dello stato degli impianti e ostacola eventuali controlli incrociati. In sostanza potrebbe accadere molto frequentemente che un impianto non conforme passi inosservato semplicemente perché un’informazione è assente o mal inserita.

Controllo delle caldaie domestiche: non solo una questione di sicurezza

Oltre all’aspetto della sicurezza, la riforma sui controlli delle caldaie domestiche potrebbe influire anche sul valore dell’immobile.

Un impianto termico non monitorato adeguatamente, infatti, tende a deteriorarsi più rapidamente, diventando meno efficiente e più soggetto a guasti. A lungo termine, questo si traduce in un aumentodei consumi energetici, con riflessi diretti sulle bollette. Non solo: anche la classe energetica dell’immobile potrebbe peggiorare, rendendo la casa meno appetibile sul mercato. In un contesto dominato dalle direttive europee sulle Case Green a basse emissioni e ad alta efficienza, l’impianto di riscaldamento diventa un elemento centrale nella valutazione dell’immobile.

A ciò si aggiunge anche  la variabile di chi possiede più unità in diverse aree geografiche: la nuova normativa comporterebbe una gestione più articolata, con l’esigenza di adeguarsi a regolamenti locali differenti e con tempistiche non omogenee.

Tutte le criticità della riforma sui controlli delle caldaie domestiche

Così come impostata al momento la riforma sembra venir meno alla sua finalità, ovvero semplificare la gestione dei controlli delle caldaie domestiche. Infatti, emergono numerose criticità che meritano decisamente attenzione.

Troppe responsabilità per i cittadini

Attribuire ai singoli cittadini la responsabilità esclusiva del corretto funzionamento e della sicurezza degli impianti domestici è un carico sproporzionato, soprattutto considerando la complessità tecnica delle caldaie. Questo perché ovviamente non tutti i proprietari dispongono delle competenze necessarie al pari di quelle di un tecnico abilitato per valutare l’idoneità degli impianti o per rilevare eventuali anomalie. 

Rischi per la salute e l’ambiente

La riduzione dei controlli effettivi potrebbe avere ripercussioni negative sulla salute pubblica, in quanto un impianto mal funzionante può emettere sostanze nocive, tra cui monossido di carbonio o particolato sottile. Inoltre, senza verifiche puntuali, aumenta il rischio di dispersioni di combustibile e di guasti che possono sfociare in incidenti domestici anche gravi. Anche l’ambiente ne risente: un sistema inefficiente contribuisce all’inquinamento atmosferico e all’aumento delle emissioni climalteranti.

L’obsolescenza degli impianti

La proposta normativa appare inadeguata rispetto alla reale condizione del patrimonio impiantistico italiano. Molte delle caldaie attualmente in funzione sono obsolete, inefficienti e in contrasto con le direttive europee in materia di transizione energetica. Il nuovo decreto, invece di incentivare la sostituzione degli impianti vetusti ed energivori (e quindi più costosi in termini di consumi) con soluzioni più sostenibili (come pompe di calore o caldaie a condensazione di nuova generazione), si limita a modificare il sistema dei controlli, senza intervenire sulle cause strutturali del problema.

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