I quartieri più richiesti per comprare casa nel 2025
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Leggi di piùNel panorama immobiliare italiano la vendita di abitazioni che erano state oggetto di donazioni immobiliari è sempre stata piuttosto difficoltosa. Infatti, la legge permetteva agli eredi legittimari di contestare la donazione e richiedere la restituzione dell’immobile anche dopo la vendita. Di conseguenza, tale meccanismo scoraggiava non solo gli acquirenti, ma anche le banche, restie a concedere un credito per l’acquisto.
La recente approvazione del DDL Semplificazioni (nello specifico, l’articolo 44) ha cercato di ovviare a tutte le criticità che ruotano intorno alle donazioni immobiliari. In che modo?
Nelle prossime righe osserveremo da vicino tutte le novità introdotte dal decreto.
Fino a poco tempo fa, vendere un immobile ricevuto in donazione era tutto fuorché semplice. Chi riceveva un immobile da un familiare si trovava spesso in una situazione complicata quando decideva di metterlo sul mercato.
Il motivo? Una particolare norma del codice civile che consentiva agli eredi legittimari (come figli, coniuge o genitori del donante) di fare causa anche a distanza di anni per reclamare la propria quota di eredità. Se ritenevano che la donazione avesse leso i loro diritti, potevano chiedere la riduzione della donazione e arrivare persino a ottenere la restituzione dell’immobile, anche se questo era già stato venduto a un acquirente terzo del tutto in buona fede.
Questa possibilità di agire entro 20 anni dalla donazione o entro 10 anni dalla morte del donante rappresentava un rischio reale, tanto da scoraggiare molti potenziali compratori. Non solo: le banche, temendo possibili contenziosi, erano spesso riluttanti a concedere mutui garantiti per case di provenienza donativa.
Le case donate finivano per restare ferme sul mercato, difficili da vendere, svalutate e spesso fonte di disagio per chi le aveva ricevute. Chi voleva utilizzarle come garanzia per un prestito o semplicemente venderle, doveva affrontare lunghe trattative, ottenere complesse rinunce da parte degli eredi o aspettare molti anni prima di poter concludere un atto in serenità.
Con l’approvazione definitiva del DDL Semplificazioni, l’intero meccanismo che regolava le donazioni immobiliari viene finalmente rivisitato. Una riforma che potremmo definire “di sistema”, perché non si limita a correggere un dettaglio, ma modifica in profondità il modo in cui questi immobili possono essere venduti, acquistati e tutelati.
La nuova normativa interviene con tre azioni fondamentali, che, nel loro insieme, ridisegnano lo scenario legale e aprono una maggiore tutela per venditori, compratori e operatori del credito.
Il cambiamento più atteso è anche il più importante: gli acquirenti di immobili donati non rischiano più di dover restituire il bene a causa di controversie ereditarie, purché la vendita sia stata regolarmente trascritta nei registri immobiliari.
In concreto, questo significa che se un donatario vende l’immobile e l’atto viene trascritto prima che un erede trascriva un’azione di riduzione della donazione stessa, l’acquirente è tutelato. Anche se in futuro un erede dovesse contestare la donazione, non potrà più rivalersi sul bene e toglierlo al nuovo proprietario.
Ma cosa succede agli eredi legittimari che, magari, sono effettivamente stati penalizzati dalla donazione? La riforma non annulla i loro diritti, ma cambia profondamente il modo in cui possono farli valere.
Non potranno più agire per riottenere l’immobile, ma potranno comunque far valere un credito nei confronti del donatario, ovvero la persona che ha ricevuto il bene in regalo. In altre parole, la tutela si sposta dal bene all’equivalente economico.
Questo è un passaggio culturale, prima ancora che giuridico: la legge smette di dare priorità alla “cosa” (l’immobile) e si concentra sul “valore” (il diritto dell’erede a non essere leso nella sua quota di legittima).
Un’altra grande novità riguarda le modalità con cui l’erede che si ritiene danneggiato può far valere il proprio diritto. In passato, l’azione di riduzione, anche se avviata tardi, poteva comunque colpire il bene venduto.
Con la riforma, invece, l’erede per esercitare i suoi diritti dovrà trascrivere la propria azione nei registri immobiliari prima della compravendita dell’immobile. Solo in questo caso il suo reclamo potrà avere efficacia e incidere sugli atti successivi.
Si tratta di un cambiamento che rende più semplice e trasparente l’intero processo:
Questo nuovo meccanismo rafforza la funzione pubblica dei registri immobiliari, veri strumenti di garanzia per tutti i soggetti coinvolti in una compravendita.
La riforma delle donazioni immobiliari introdotta dal DDL Semplificazioni ha effetti immediati e profondi sul funzionamento del mercato. Anzitutto, elimina uno degli elementi di maggiore incertezza che per anni ha penalizzato la libera circolazione degli immobili donati: il timore, da parte degli acquirenti, di vedere messa in discussione la propria proprietà anche molto tempo dopo l’acquisto, a causa di possibili rivendicazioni da parte degli eredi legittimari del donante.
Con la nuova normativa, questo scenario cambia radicalmente. Se l’atto di vendita dell’immobile viene regolarmente trascritto nei registri immobiliari prima della trascrizione di un’eventuale azione di riduzione da parte degli eredi, l’acquirente è definitivamente protetto: nessuno potrà più chiedergli la restituzione del bene. Questo meccanismo introduce un principio di certezza giuridica che fino ad oggi era mancato, e che rappresenta una svolta per tutto il comparto.
Chi vende, oggi, può farlo con maggiore tranquillità, senza dover ricorrere a complesse rinunce da parte degli eredi, né attendere anni per “liberare” il bene da potenziali rischi. Anche le tempistiche delle vendite si accorciano, le trattative diventano più lineari, e gli immobili di provenienza donativa tornano ad avere un’incidenza sul mercato.
Il beneficio si estende anche al settore del credito. Le banche, che fino a poco tempo fa valutavano con grande prudenza gli immobili donati, ora li considerano beni pienamente accettabili come garanzia ipotecaria. Questo significa maggiore accesso al credito per chi acquista, più mutui concessi, e di conseguenza più compravendite concluse. Le famiglie e le giovani coppie, in particolare, potranno trarre vantaggio da un’offerta immobiliare più ampia, che include ora anche case che fino a ieri erano “bloccate” da dubbi legali.
Anche per le agenzie immobiliari questa riforma apre nuove prospettive. Interi segmenti di patrimonio immobiliare tornano ad essere appetibili e commercializzabili. Gli agenti potranno gestire con maggiore efficacia gli incarichi di vendita, senza dover affrontare obiezioni o resistenze legate alla provenienza donativa del bene. I professionisti del settore legale e notarile, dal canto loro, beneficiano di una semplificazione normativa che consente di offrire consulenze più precise, senza dover ricorrere a soluzioni complesse per ridurre i rischi.
In definitiva, la nuova disciplina favorisce una maggiore fiducia nel sistema. Il mercato immobiliare diventa più stabile, più accessibile e meno soggetto a sorprese o litigi post-vendita. L’immobile donato torna a essere, a tutti gli effetti, una risorsa pienamente utilizzabile, valorizzata e libera di circolare nel mercato.
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