Domotica in casa: che cos’è e come migliora le nostre vite
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Leggi di piùL’articolo 3 della Costituzione italiana parla chiaro e sottolinea la necessità di rimuovere gli ostacoli che limitano la libertà e l’uguaglianza dei cittadini. Tale concetto in ambito edilizio significa abbattere le barriere architettoniche per rendere gli spazi più inclusivi ed accessibili. Non è un caso, che tutte le nuove costruzioni proposte da Studio Ungheria, siano progettate in osservanza delle normative vigenti e con particolare attenzione alle necessità delle persone con disabilità motoria.
Assicurare l’accessibilità degli edifici permette di promuovere la dignità e l’autonomia delle persone, ma al tempo stesso di valorizzare il patrimonio immobiliare. Nelle prossime righe osserveremo da vicino come la presenza delle barriere architettoniche è regolata nel nostro Paese.
Il termine “barriere architettoniche†indica tutti quegli ostacoli fisici o percettivi che limitano o impediscono la libertà di movimento e di utilizzo degli spazi. Rientrano in questa definizione:
Le barriere architettoniche non riguardano soltanto le persone con disabilità permanente, ma anche anziani, bambini, donne in gravidanza e chiunque si trovi temporaneamente in condizioni di ridotta mobilità .
L’obiettivo della normativa è, dunque, garantire l’accessibilità universale, cioè la possibilità per ogni persona di accedere, muoversi e utilizzare gli ambienti in modo autonomo e sicuro.
L’Italia dispone di una legislazione molto articolata e avanzata in materia di accessibilità edilizia. Le principali norme che regolano l’abbattimento delle barriere architettoniche sono:
È la prima legge dedicata al tema, intitolata “Disposizioni per favorire il superamento e l’eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici privatiâ€. Introduce l’obbligo di realizzare edifici privi di barriere fisiche e prevede la concessione di contributi economici per interventi eseguiti in favore di persone con menomazioni o disabilità permanenti.
La legge si applica:
Il D.M. 14 giugno 1989, n. 236 rappresenta il principale riferimento tecnico-operativo. Stabilisce le prescrizioni tecniche necessarie per fornire accessibilità , visitabilità e adattabilità degli edifici, sia privati che pubblici, con indicazioni precise su dimensioni minime, pendenze, spazi di manovra e requisiti di sicurezza.
È ancora oggi la base per la progettazione accessibile e costituisce un allegato tecnico fondamentale per qualsiasi pratica edilizia.
La legge-quadro per l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone con disabilità . Riconosce il diritto alla partecipazione piena alla vita sociale e lavorativa e richiama la necessità di eliminare gli ostacoli architettonici in ogni contesto della vita quotidiana.
Il regolamento disciplina l’eliminazione delle barriere negli edifici pubblici, spazi e servizi aperti al pubblico. Integra la normativa esistente estendendola anche agli ambienti di uso collettivo.
Il Testo Unico sull’Edilizia coordina tutte le norme edilizie, includendo l’obbligo di rispettare i requisiti di accessibilità negli interventi di nuova costruzione, ristrutturazione e manutenzione straordinaria.
Uno dei contributi più innovativi del D.M. 236/1989 è l’introduzione dei tre livelli di qualità dello spazio costruito. Quali sono?
È il livello più elevato. Offre la possibilità , anche per persone con ridotta o impedita capacità motoria o sensoriale, di raggiungere e utilizzare in autonomia e sicurezza gli spazi interni ed esterni di un edificio. Riguarda sia le unità immobiliari sia le parti comuni e i percorsi esterni.
Indica la possibilità di accedere agli spazi comuni di un edificio . È il livello minimo richiesto per garantire relazioni sociali e incontri anche alle persone con mobilità ridotta.
Consiste nella possibilità di modificare nel tempo gli spazi per renderli pienamente accessibili, senza costi eccessivi. È una forma di accessibilità differita, che consente di adeguare gli edifici alle esigenze future.
Il D.M. 236/1989 definisce nel dettaglio le caratteristiche che ogni edificio deve rispettare per essere considerato accessibile. Proviamo a stilare una lista dei requisiti principali.
Le rampe devono avere una pendenza massima dell’8% e una larghezza minima di 90 cm per consentire il passaggio di una sedia a ruote. Devono essere previsti ripiani orizzontali di sosta ogni 10 metri e in prossimità delle porte, con dimensioni minime di 1,50 x 1,50 m. Il pavimento deve essere antisdrucciolo e privo di discontinuità . In presenza di parapetti non pieni, è richiesto un cordolo di almeno 10 cm.
Negli edifici residenziali di nuova costruzione, le cabine devono avere dimensioni minime di 1,30 m di profondità e 0,95 m di larghezza, con porta da 0,80 m sul lato corto. In caso di adeguamenti, sono ammesse cabine di 1,20 x 0,80 m. Ogni cabina deve essere dotata di campanello d’allarme, citofono, pulsanti in Braille, indicatori acustici e luminosi e luce di emergenza con autonomia di almeno tre ore.
Possono essere installati come alternativa all’ascensore, specialmente in edifici esistenti con dislivelli inferiori a quattro metri. Devono garantire sicurezza e stabilità durante il movimento, essere dotati di pulsanti accessibili e dispositivi di protezione, e rispettare le dimensioni minime stabilite dal decreto.
La luce netta minima delle porte di ingresso deve essere almeno di 80 cm, mentre le altre porte devono garantire una larghezza minima di 75 cm. Le maniglie vanno collocate tra 85 e 95 cm di altezza e devono essere facilmente impugnabili. Gli spazi antistanti devono consentire la manovra di una carrozzina.
Ogni edificio deve disporre di almeno un percorso pedonale accessibile, largo almeno 90 cm, con pendenza longitudinale massima del 5% e trasversale dell’1%. Devono essere previsti allargamenti per l’inversione di marcia ogni 10 metri di sviluppo lineare.
La progettazione deve prevedere spazi calmi per l’attesa dei soccorsi e percorsi di esodo sicuri anche per persone con ridotta capacità motoria. Gli ambienti devono essere dotati di segnaletica chiara, sistemi di allarme visivi e acustici e luoghi sicuri di raccolta.
L’accessibilità è diventata un parametro fondamentale per definire la qualità edilizia. Un edificio privo di barriere architettoniche non risponde solo a un obbligo normativo, ma rappresenta un vantaggio competitivo nel mercato immobiliare.
Gli immobili accessibili sono più richiesti, più facili da vendere o affittare e mantengono nel tempo un valore economico superiore rispetto a quelli non conformi. Rampe, ascensori adeguati e spazi privi di ostacoli ampliano la platea di potenziali acquirenti — anziani, famiglie con bambini, persone con disabilità — e migliorano la fruibilità generale dell’edificio.
Inoltre, adeguare un immobile alle prescrizioni del D.M. 236/89 consente di aumentare la redditività e ridurre i costi futuri di manutenzione. Un edificio accessibile, infatti, è più duraturo nel tempo, risponde ai criteri di sicurezza e migliora la classe di merito nelle perizie immobiliari.
Un immobile senza barriere architettoniche:
L’accessibilità , dunque, non è solo una condizione tecnica, ma una leva strategica di valorizzazione immobiliare.
Studio Ungheria negli anni ha abbracciato sempre più nuove logiche di progettazione: si tende a superare il concetto tradizionale di “abbattimento†delle barriere architettoniche per sposare la filosofia del “design for allâ€, cioè della progettazione universale.
In questa visione ogni edificio dovrebbe nascere privo di barriere fin dalla fase progettuale, così da risultare fruibile da un’utenza eterogenea, senza la necessità di successivi adattamenti. La progettazione inclusiva non riguarda solo l’aspetto edilizio, ma anche quello tecnologico e sociale.
Infatti, le nuove costruzioni di Studio Ungheria contemplano impianti di domotica, automazioni, dispositivi elettronici e sussidi digitali utili a migliorare in generale la qualità della vita delle persone.
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